Luca's profileKINNMUORESIRIVEDEPhotosBlogListsMore Tools Help

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    April 23

    Il 5 Maggio

    La domanda che tutti mi pongono..
    Perchè il 5 Maggio?
    è morto Napoleone certo,
    ma perchè?Cosa è scattato
    nella tua testa, che ti ha fatto scegliere
    proprio questo giorno che in fondo
    è uno come tanti.. Perchè? Perchè?
    Devi rivedere Babi, certo, e sentirti dire
    "Si, Luca, puoi tagliarti i capelli"
    e deve di certo essere un giorno speciale,
    non uno qualsiasi.. Non uno normale..
    Cazzo..Sono 5 anni che te li fai crescere,
    5 anni che vieni sfottuto, e chiamato capellone
    e scambiato per gay dai malati del treno,
    e allora cos'è il 5 maggio? Cosa rappresenta?
    Ti rappresenta forse un semplice Lunedì,
    quando la donna che ti ha cresciuto
    ti viene a trovare, e continua a dirti che
    i capelli lunghi non ti stanno bene..
    Ti rappresenta anche l'anniversario dell'unica
    interrogazione di Storia avuta nell'anno 06/07
    con la bella Prof che ride alle tue battute, e si arrabbia
    perchè in fondo le cose le sai..
    Rappresenta il compleanno di Marco, quando
    dovrai conoscerlo, quando entrerai nella casa dove
    tante mamme abbracciano la tua migliore amica,
    rappresenta Elio, la voglia di ridere, di scherzare..
    Rappresenta Siena, Napoli, Roma...
    Rappresenta la promessa che hai fatto 5 anni fa,
    e che hai mantenuto.. Rappresenta la tua persona,
    rappresenta te, il fatto che indipendentemente dal taglio
    di capelli, o dal modo di vestirti, o dalla città in cui vivrai,
     
    resterai sempre Kinnmuore
     
    April 13

    Falce e Marcello

    FALCE E MARCELLO

     

    Un giorno un ragazzo di nome Marcello

    Fisico aitante, volto assai bello

    Mi disse in fretta e con tanta apprensione

    Bimbo! Oggi sarà rivoluzione

     

    Spiegò che il mondo di oggi ormai non va più bene

    Milioni di persone che muoiono di fame

    Ma indossava scarpe marcate da grandi

    Multinazionali con loghi sgargianti

     

    Gridava con forza pensieri e utopie

    Mischiando verità con mille bugie

    Parlava di fratelli in Palestina

    Ma comprava erba dalla malavita clandestina!

     

     

    Marcello aveva un ideale ben preciso

    A far la rivoluzione era deciso

    Lottava affianco ai proletari uniti

    Ma picchiava chi faceva discorsi proibiti

     

    Come chi gli urlava in faccia con irriverenza

    Che la rivoluzione si fa senza violenza

    Non era comunista ma solo un delinquente,

    di politica non ne capiva niente!

    Ed ora sta per cominciare

    La descrizione del momento

    In cui Marcello fu costretto a svelare

    Il suo bieco comportamento

     

    Quel giorno Falce Marcello decise di occupare

    L’edificio della Cepu, dove andava a studiare

    Ma fu arrestato assieme a tanta gente

    In galera venne un uomo vestito elegante

     

    Un avvocato illustre in tutta la città

    Che aveva rovinato questa società

    Liberando per la strada ladri e assassini

    E Marcello lo chiamò, gridando “Papà!”

     

    E mentre lui usciva sorridente

    Dalla prigione

    Uno dei carcerati, dalla faccia intelligente

    Capì la soluzione e disse:

    “Ora gliela faccio vedere io la rivoluzione”

     

    Passò una settimana davvero nera

    E i vecchi compagni usciron di galera

    Marcello li aspettava fuori commosso

    Passaron tre secondi e già gli furon addosso

     

    Fu allora che capì il caro Marcello

    Dal fisico aitante, dal volto assai bello

    Fu allora che comprese il suo errore fatale

    Ma ne ebbe la certezza solo all’ospedale!

    April 06

    Autodistruzione

    Autodistruzione
    è ascoltare in continuazione
     la solita canzone
    che mi ricorda lei
     
     
    consapevole
    di esser irragionevole
    ma non colpevole
    dei dolori miei
     
    E quando penso a vecchie storie
    che dovrebbero farmi male
    e che invece fanno ridere
     
    penso a tutte le baldorie
    e a una frase seppur banale
    detta tra il fumare e il bere
     
    Dunque mi autodistruggo
    e ne son felice
    e stavolta giuro non fuggo
    da ciò che mi fa paura
    piuttosto davvero la smetto
    di riaprir sta cicatrice
    affronterò la paura di petto
    spinto dalla tua bella figura
     
     
     
     
     
    April 04

    Manzoni-Manzoni-Manzoni-Manzoni

    -Riassumere il significato del passo servendosi di citazioni dal testo-

    Nell’ultimo capitolo dell’opera, Manzoni tributa al genere del romanzo un happy ending che lascia un indistinto senso di insoddisfazione. Sposatisi, Renzo e Lucia, lasciano il paese natio, ma devono errare ancora prima d i trovare una sistemazione definitiva. La formazione di Renzo si conclude con la massima: “Le parole fanno un effetto in bocca, un altro negli orecchi”; l’ascesa sociale, iniziata grazie all’acquisto della filanda, si compie con l’intenzione del protagonista di fare dei propri figli, se non dei novelli Azzeccagarbugli, quantomeno dei borghesi scaltri, in grado di approfittare della “diffusa birbanteria”. L’ intervento provvidenziale, se è massiccio ed esplicito nel causare disastri, è ben celato nel lieto fine tanto faticosamente raggiunto.

     

    -domanda ignota-

    La scelta del romanzo – e prima del poli-romanzo -, genere di largo consumo, dal target eterogeneo, è funzionale all’intento moraleggiante di Manzoni. L’autore cala nella Storia una fiaba di sua invenzione che presenta le caratteristiche topiche del genere, rintracciate da A. Marchese: ai protagonisti si oppongono degli antagonisti malvagi e tenebrosi, il sistema degli aiutanti degli uni e degli altri è sconvolto, anche se solo apparentemente, da tradimenti e intrighi, nella fede e nella provvidenza è (mal)celato lo strumento magico di Propp, la bildung si svolge tra luoghi che spirano di favola e inconscio, quali boschi, castelli, viuzze di boccacciana memoria; questa formazione porta il protagonista a confrontarsi con amore, morte, sovrumano; infine la perseguitata coppia non sfugge al lieto fine.

     

    -Qualcosa sul lieto fine poco convincente-

    Nel contrastato dibattito sull’atteggiamento autoritario o meno del Manzoni narratore, il critico E. Raimondi sostiene che la tacciata volontà di Manzoni di dimostrare l’iperattività storica della provvidenza è non a caso disattesa: lo confermerebbe il lieto fine poco convincente, che sarebbe piuttosto una disintegrazione del tradizionale happy ending

     

    -Approfondimenti-

    Se da un lato, come afferma Calvino, “I promessi sposi” è un libro assimilabile a un orologio per la sua perfezione strutturale, dall’altro il lettore nono può non avvertire delle contraddizioni schiaccianti sul piano ideologico che ne impediscono una piena comprensione razionale.

    Asor Rosa afferma che la grandezza del romanzo risiede nella perfetta dimostrazione di una tesi iniziale per mezzo di una storia di invenzione calata nella Storia, rispettata nella sua oggettività secondo i dettami illuministici e romantici.

    Ma cosa voleva dimostrare Manzoni? Partendo dal presupposto che l’adozione del romanzo era il suo mezzo e non il suo fine, la tesi di Manzoni deve riguardare il campo d’indagine socio-politico e, come appare lampante, la fondatezza della morale cattolica: voleva dunque mostrare con i fatti, a un pubblico il più possibile vasto ed eterogeneo, come fosse possibile conciliare la religione con il liberismo.

    Urge dunque un’analisi di ciò che l’autore intende per cattolicesimo e liberismo.

    La discussione sulla vita religiosa di Manzoni e accesa; ciè che è certo è che il suo pensiero poggia sulle basi di un pessimismo disincantato e disperato: a parere di Calvino, la Provvidenza non agisce nel mondo se non con la peste, e la religione è priva di consolazione in quanto accessibile solo a coloro che sono toccati dalla Grazia, indipendentemente dalla loro volontà (ad esempio l’Innominato non agisce per conseguire la conversione, il lungo processo che lo porta sulla ‘retta via ’ gli scende addosso); altresì, chi è già fedele, e lo è con convinzione, come Lucia, non risulta per questo immune da peccati e sventure. Il dio manzoniano è dunque “nascosto”, come vuole il giansenismo, e non si manifesta se non per infliggere catastrofi al genere umano, dal canto suo ontologicamente malvagio e meritevole di punizioni. Secondo Moravia, Manzoni è “ossessionato dal cattolicesimo”, Baldi afferma che I promessi sposi è un “libro cattolico”, ancora secondo Moravia, l’autore ha voluto calare la realtà italiana nel contesto ideologico del suo rigorismo morale.

    Il liberismo rappresenta per Manzoni la via da perseguire: la borghesia intraprendente ha il compito di sospingere l’economia verso l’alto freneticamente,quasi con paura di tornare all’iniziale condizione di povertà; questo presuppone che la povertà e le sofferenze che comporta siano la molla per far scattare il progresso. D’altro canto il progresso si paga col dolore: l’uomo è inevitabilmente portato a un’egoistica sopraffazione. Come possono reagire le masse di oppressi che volessero portare quell’ “uguaglianza metafisica” tanto cara all’autore anche in terra? Manzoni condanna aspramente la rivoluzione, l’organizzazione degli strati sociali miseri; come sottolinea il Baldi, egli “indirizza sotterraneamente l’opinione del lettore”, lo suggestiona, inserendo nelle sue celebri descrizioni dei tumulti di S.Martino aggettivazione e metafore inerenti al campo semantico delle improvvise e irrimediabili catastrofi naturali; l’autore è attento a non individuare le colpe delle tensioni sociali nelle istituzioni e nella politica: anche in “Storia della colonna infame” attribuisce l’errore alle “folle inferocite“.

    L’autore auspica l’unificazione italiana, ma si prostra ai piedi di un papato che la osteggia palesemente, inoltre egli si rivela quantomeno miope nell’attaccare il processo di creazione di una coscienza di classe (Gramsci); se da un lato propaganda l’eguaglianza degli uomini dettata dal cristianesimo, dall’altro il suo progetto politico tende in tutt’altra direzione.

    E’ quindi comprensibile che il lettore, alla fine del romanzo, avverta un margine di apertura, di indefinizione, ma ciò non deriva tanto dalla premeditata intenzione di Manzoni di suscitare domande alle quali il pubblico trovi differenti risposte, bensì dalla sua contraddittoria weltanshaung che  lascia dubbi irrisolti, sottaciuti.